
Immagine disegnata da Elisabetta F. Produzione Claim.Lab
Anoressia, Binge, Bulimia... I disturbi Alimentari, sono
patologie troppo spesso etichettate da stereotipi
banali. Questi profondi disagi non hanno etichette
prestabilite. Sono imprevedibili. Il peso non è un
parametro attendibile per riconoscere chi soffre di
questo infinito dolore.
Queste malattie non possono essere etichettate: NON
HANNO PESO, NON HANNO SESSO (possono colpire sia donne
che uomini), NON HANNO ETA' (dai 4 ai 61 anni -dati
istat-). Sono malattie elastiche da ogni punto di vista:
si può parlare di estremo sottopeso, di normopeso così
come di grande sovrappeso, ma tutto questo non toglie nè
aggiunge niente al fatto che una persona rimane malata.
L'avere più carne addosso è sinonimo dell'avere più vita
in corpo e questo risulta inaccettabile.
Questa campagna di sensibilizzazione nasce proprio per
cercare di far comprendere all'opinione pubblica che
cosa sono realmente queste malattie. Chi è malato ed è
normopeso si sente dire che probabilmente non sta poi
così male e la persona che sta dicendo questa frase non
sa che ad ogni episodio sintomatico bulimico (o di binge
eating disorder) quella persona mette seriamente a
rischio la propria vita. Non solo, quella persona si
sente profondamente in colpa, perchè non è riuscita nel
suo intento: quello di mostrare all'esterno tutto il suo
dolore interiore.
La sofferenza non si può giudicare dalla dimensione del
corpo. La sofferenza va rispettata a prescindere dai
clichè.
LA SOFFERENZA NON E' OPINABILE!
Con questa campagna noi chiediamo a tutti voi AIUTO.
Vi chiedo di fare il grande sforzo di provare ad andare
oltre ai giudizi insensibili su queste patologie che
emarginano sempre più chi soffre di questi mali derisi e
reputati superficiali.
Aiuto per cercare di capire oltre 3.000.000 di persone
che rimangono in silenzio nella loro sofferenza, chiuse
in un abisso di vergogna perchè temono di essere
giudicate malamente.
Vi chiedo aiuto nel far sentire un po' meno solo chi sta
male, meno giudicato, etichettato, sottovalutato! Si
tratta di un mondo a parte che ha le sue leggi, che va
rispettato e chissà... magari in questo modo quella
persona sceglierà di parlare, di smettere di stare in
silenzio e chiederà finalmente aiuto!
Grazie per la vostra attenzione!
ChiaraSole Ciavatta

Campagna di Sensibilizzazione e Riflessione Sociale
MondoSole
disegno Noemi Produzione Claim.Lab
http://www.chiarasole.it/

Idea soggetto disegno: Maura e Noemi (MondoSole). Disegno realizzato da Noemi (MondoSole). Postproduzione Claim.Lab
Da
domani… da domani… da domani basta… DA DOMANI… DA
DOMANI!!!!!
Un mantra EMOTIVO rassicurante.
Un mantra assoluto. Una nenia… Una sorta di ninna
nanna.
Quel DA DOMANI ha caratterizzato anni della mia
vita, come, sono certa, lo è STATO O LO è TUTT’ORA
anche per voi.
QUEL MANTRA ASSOLUTO!!!!!
Come se quel “da domani” mentale potesse avere
poteri assoluti, infiniti, totali!
Ricordo con tristezza come le mie giornate
sintomatiche terminavano con un rassicurante DA
DOMANI, pensando che in questo modo tutto potesse
terminare in un istante. Come se Lei, la
potentissima Lei.. l’altra me, quella che era in me,
quella che non volevo e volevo contemporaneamente,
potesse scomparire in una notte.
Quel tutto e subito era in quel maledetto amato DA
DOMANI.
Una delega del mio prendere atto che dovevo essere
io stessa a prenderMI
in mano… CON DOLORE, CON FATICA…
Piangendo, urlando… giorno per giorno, un passo alla
volta.
Comprendo e accogliendo le emozioni belle e brutte.
DA DOMANI è stata una colonna sonora sperata e sono
certa che ogni persona che ha avuto e che vive
queste patologie conosce profondamente il senso di
questa espressione… che sembrerebbe banale, ma che
in realtà, NON LO è AFFATTO, perché racchiude
valenze profonde.
Quel DA DOMANI spesso diventa anni e anni di dolore,
di malattia con l’illusione di poter fare da soli,
senza chiedere aiuto… senza affidarsi a chi può
veramente comprendere.
L’illusione di poter controllare un sintomo mortale,
distruttivo, devastante, paradossale che cerca di
comunicare cose in un linguaggio talmente
massacrante che da soli si cercherà ancora e ancora
di scappare da se stessi e allora perché non
chiedere aiuto SUBITO SENZA ASPETTARE CHE UN DOMANI
ILLUSORIO ARRIVII?!
ChiaraSole

idea soggetto Elisa (MondoSole) realizzazione disegno Noemi (MondoSole) Postproduzione Claim.Lab

produzione Claim.Lab

Il Dramma del senso di colpa
è qualcosa di davvero struggente. Il senso di colpa
della vita è riportato sul cibo.
Terribile, massacrante… una tragedia interiore nera come
lo è il dolore di queste malattie.
Si mangia qualcosa e immediatamente quel qualcosa è
TROPPO, sempre troppo e quel senso di colpa per quella
vita che è entrata nel corpo diventa forte come se fosse
entrato un coltello.
Una coltellata nel cuore poi un’altra e un’altra
ancora!!!
Mi sento in colpa… MI SENTO IN COLPA… COLPA COLPA COLPA…
una parola che rimbomba e fa eco in tutte le persone che
soffrono di disturbi alimentari.
I sintomi alimentari (e non solo) sono spesso un modo
per non pensare ad altro… per non pensare al dolore
originario.. per soffrire TANTISSIMO del sintomo stesso:
IL CIBO è TROPPO, IL CORPO è TROPPO… IL MIO DOLORE è
GRANDE IL MIO CORPO È GRANDE!!!!!!
Le abbuffate sono un grido disperato di dolore, ma anche
di vita: in quei momenti la forza di volontà non conta
nulla, perché quel cibo serve come l’aria! E ricopre per
ognuno milioni di significati che compresi attraverso il
proprio percorso di cura.
Ho chiesto all’artista Giulietta Grimaldi di disegnare
questa immagine…
Lei è chiunque viva il dramma di cui stiamo parlando
durante un momento sintomatico simbolicamente
rappresentato….
ChiaraSole

Questa fotografia (e tante
altre che custodisco gelosamente) mi è stata donata
dalle ragazze che sono in percorso qui a MondoSole. Non
so cosa ne pensate voi, ma secondo me esprime MOLTA
EMOZIONE e un grande senso di unione. E' vero che è
frequente ritrarre le mani, ma questa è una foto vera.
Nessuna posa. MANI CHE SI ABBRACCIANO, MANI CHE NEGLI
ANNI HANNO FATTO DI TUTTO FACENDOSI SINTOMATICAMENTE DEL
MALE E ORA STANNO FATICANDO PER METTERE LE FONDAMENTA
DEL LORO BENESSERE!
Si dice sempre che non si riescono a gestire le
emozioni... ebbene non ci si riesce proprio perchè non è
possibile, le emozioni vanno accolte e per chi ha
problematiche profonde come le malattie che ben
conosociamo ci vuole del tempo per impararlo.
Ringrazio le ragazze per questa foto, per questa
emozione... e, come sempre un abbraccio solidale a tutti
e...
AVANTI TUTTA!
ChiaraSole

Lo speccchio "riflette" come mi sento. ChiaraSole
immagine Tratta dal Flim L'appartamento (The Apartment)
è un film del 1960 diretto da Billy Wilder.Considerato
uno dei capolavori di Wilder[1], ha vinto 5 premi Oscar,
3 Golden Globe e 3 premi BAFTA, la Coppa Volpi per la
miglior attrice (Shirley MacLaine) alla Mostra del
cinema di Venezia del 1960, e nel 1994 è stato scelto
per la preservazione nel National Film Registry della
Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Sito Web:
http://www.chiarasole.it/
http://www.youtube.com/use
un piacere che tortura

Gabbia, tunnel, bestia, mostro…
Tutti appellativi consoni a descrivere un male massacrante del quale “non si riesce a fare a meno”. La compulsione sintomatica diventa sempre più un bisogno insaziabile. Qualcosa di cui si ha bisogno come e più dell’aria. Qualcosa alla quale non si riesce a dire NO!
Non esiste forza di volontà né decisione di fronte a quel bisogno distruttivo, invalidante e che mette a rischio anche la vita.
Un bisogno che porta, a posteriori, sensi di colpa devastanti e che fanno sentire soli, sporchi, non degni di nulla e nessuno! Quel senso di instabilità, la sensazione di non avere la possibilità di decidere, la terribile sensazione di essere totalmente impotenti verso se stessi è indescrivibile.
Il sollievo, paradossalmente, arriva solo nel momento in cui si agguanta quel maledetto cibo. Incredibilmente quella stessa tortura diventa un godimento. Un piacere di cui ci si vergogna e per il quale ci si sente morire ed è proprio quello stesso godimento che porta alla dipendenza sintomatica.
Per questo “UN PIACERE CHE TORTURA” e del quale sembra che non si riesca a fare a meno. Sembra impossibile vivere senza cibo amato e odiato, anzi, fa paura anche solo l’idea, perché per quanto dolorosa quella realtà la si conosce; una vita senza SPAVENTA INCREDIBILMENTE perché si tratta di un cambiamento grande, nuovo! A momenti si vorrebbe un cambiamento totale, a momenti no.
Ma ciò che sembra impossibile è spesso fattibile! Non dall’oggi al domani… non con il “tanto amato” TUTTO E SUBITO, BENSI’ CHIEDENDO AIUTO E PORTANDO AVANTI NEL TEMPO UN PERCORSO IN CUI SI CREDE!
ChiaraSole




(produzione immagine Claim.Lab)
riflessione articolo:
Generazione 0 %
Ogni generazione ha i suoi simboli e le sue parole
d’ordine: Trash, Pulp, Grunge, Mods, New Age, ecc. La
nostra, quella dei nostri adolescenti, confusi e
storditi, è sottomessa alla parola “ZERO”.
A ben vedere non è un numero perché è la negazione dei
numeri, è la loro assenza, e non è una parola perché
indica una mancanza, una sottrazione, e dunque non
indica e non significa, se non per sottrazione. E’
l’emblema del rifiuto, la reazione all’identità che il
consumismo (alimentare e non) ci offre, all’esser nati
con la missione precisa di mangiare tutto ma senza
prendere peso, inseguendo l’illusione anoressica di non
mangiare mai più nulla.
Dolcificanti, bevande gassate, e taglie di abiti, tutti
contrassegnati dal nome commerciale “zero”.
Leggo la lista degli ingredienti di un cibo qualsiasi, e
paradossalmente è la lista degli “ingredienti assenti”:
sono elencate le cose che “mancano”, che sono state
“tolte”: zero zuccheri, zero grassi, zero calorie, zero
carboidrati. Dunque “zero passione”, zero pulsione di
vita.
Una generazione che passerà alla storia che ciò che
“non” ha mangiato, per le calorie che ha evitato, ma più
a monte per le emozioni che ha evitato. E tutta la gente
contenta, in estasi per uno zero in più, per un’assenza
certificata, compra e consuma attratta dallo zero come
fosse una stella cometa che indica l’avvento un nuovo
redentore che toglie i peccati del mondo. Anche se solo
peccati di gola. Come andare in un ristorante e sul menù
trovare l’elenco solo dei cibi che non sono disponibili,
o che sono esauriti.
“Cameriere, avete l’aragosta oggi?”
“Certo, abbiamo una magnifica aragosta Zero, senza
grassi, né calorie, accompagnata con una maionese Zero
fatta senza uova e senza olio”
Come guardarci nello specchio, e gioire per ciò che
manca, che siano chili o sorrisi.
Non si gioisce più per le conquiste, ma per le perdite.
E le identità costruibili a partire da questa
piattaforma concettuale seguono lo stesso principio:
Zero, gusci vuoti ma placcati d’oro. Ovviamente oro
Zero, senza carati.
Dott. Matteo Mugnani

idea Vittorio Riguzzi produzione Claim.Lab
La sacralizzazione delle
diete
Avete fatto caso che le pubblicità di
diete e cibi light usano spessissimo riferimenti
religiosi o spirituali ?
Forme che richiamano i simboli sacri, colori tendenti al
bianco puro della mistica, nomi esotici provenienti da
qualche ashram di meditazione trascendentale, e le
migliori tecniche di “marketing del sacro” a creare
attorno un senso di pace spirituale, salvifica e
resurrezionale, che avvicina il bramato cibo light
all’ostia sacra dei cristiani o all’agnello redentore.
Affascinante processo di empirizzazione del sacro, di
distillazione enogastronomica del cibo depurativo che
toglie i peccati del mondo meglio di un lassativo. Se
l’ostia si limita a purificare una eventuale colpa già
commessa, i nuovi additivi magici che riempiono le
farmacie riescono invece a “prevenire” la colpa e il
peccato, impedendo l’assorbimento dei grassi o degli
zuccheri, come una vera propria immunità contro il
peccato di gola commesso a posteriori, per un cibo che
passa nell’intestino senza sporcare la fedina morale del
peccatore gastrico. Mito potentissimo, a cui nemmeno gli
antichi greci avevano pensato, il peccato che non
corrompe, il cibo che non fa ingrassare, il dolce per il
diabetico, il ragù che non macchia la tovaglia della
nonna. Ma ancora oltre: il cibo che fa dimagrire mentre
lo mangi, bruciando calorie o ingabbiando i grassi in
una specie di esorcismo pre-digestivo. Miracolo moderno
di un redentore chimico che ha come profeti e messia
delle ragazzine photoshoppate e sorridenti che si
affacciano dal televisore 3D subito prima del
telegiornale per diffondere ai fedeli la sacra
gasto-profezia della nuova dieta detox.
Prendete e mangiatene tutti, questo è il pane quotidiano
senza carboidrati, offerto per voi e per tutti dallo
sponsor della trasmissione, per la prevenzione dei
vostri futuri peccati di gola.
La sacralizzazione delle diete (parte 2)
Evviva, gioite, rallegratevi,
esultate, osanna.
La fine della vostra battaglia quotidiana con le calorie
è finalmente arrivata.
Dall’America, paese notoriamente esportatore di sintomi.
Si chiama “Enviga”, e ha la forma rassicurante di una
comune lattina di bevanda gassata.
Il gusto è a scelta: te verde, fragola o pesca.
La magia sta tutta nell’effetto calorico negativo.
Senti come suona bene: effetto calorico negativo.
Negativo perché, come promette l’azzeccatissima
pubblicità, quando la bevi, anziché introdurre calorie
nel corpo, ne bruci 100.
Più precisamente, ogni lattina ne brucia 33, ma siccome
la pubblicità mostra 3 lettine da 33 cl, il messaggio è
che “ogni 3 lattine, bruci 100 calorie.
Magia, sim sala bin, Eureka, Miracolo !!!
Ma come è possibile? Come fa? Quale misteriosa alchimia?
Semplicissimo: contiene caffeina. Come tutte le altre
bevande già in commercio.
Neanche tanta, 100 mg a lattina, come un caffè americano
o una Red Bull.
Contiene caffeina che accelera il metabolismo corporeo e
di conseguenza, almeno in teoria, produce un maggior
consumo di calorie. Detto anche effetto termo-genico. Fa
accelerare le funzioni fisiologiche: il battito
cardiaco, la temperatura, la respirazione, la
sudorazione, e questo fa bruciare qualche spicciolo di
caloria.
Più precisamente, Enviga ha 5 calorie per lattina, e la
“promessa” pubblicitaria, al netto degli asterischi, è
di bruciare da
Calcolatrice alla mano: 60 (calorie) diviso 3 (lattine)
fa 20 (calorie idealmente bruciate per lattina).
E 20 (calorie bruciate per lattina) meno le 5 calorie
contenute in Enviga fa 15.
Dunque 15 calorie ipoteticamente bruciate, o meglio
fatte bruciare al corpo, per ogni lattina.
Non è dato sapere se l’effetto è garantito sulla singola
lattina o solo dopo averne bevute 3.
Che comunque farebbe 15 per 3 = 45 calorie bruciate
idealmente dopo aver bevuto 3 lattine e speso quasi 5
dollari. Lo stesso effetto di una rampa di scale. In
discesa. Che peraltro è gratis e non fa venire né il mal
di pancia né tutti gli altri effetti collaterali tipici
delle bibite gassate, che per eleganza non cito.
Dunque tutta la magia è racchiusa nel claim, nello
slogan pubblicitario: azzeccato, seducente,
attualissimo, polaroid impietosa della società
contemporanea, delle sue ossessioni più diffuse e della
sua attesa messianica di una soluzione tecnica
miracolosa. "L'alzati e cammina" di cristiana memoria
cede dunque il testimone al più rassicurante "mangia e
dimagrisci", che soddisfa contemporaneamente le esigenze
del mercato economico e del narcisismo estetico.
Ma se non vi piacciono le bibite gassate, non
preoccupatevi, c’è sempre una seconda soluzione, almeno
se siete donne o travestiti: il rossetto “slenderize” di
Sephora, un lucidalabbra glamour che promette di far
dimagrire grazie all’estratto di “garcinia cambogiana”,
una pianta tropicale che inibirebbe l’assorbimento di
zuccheri.
Insomma la morale è evidente: siamo già proiettati nella
nuova era post-dietologica: il cibo che fa dimagrire,
per di più saggiamente esportato anche su generi di
consumo extra-alimentari come i
rossetti. C’è da scommettere che entro breve lo
stesso effetto sarà esportato su creme dopobarba,
saponette, shampoo, scarpe, guanti, cuffie stereo,
occhiali, computer, o chissà che altro.
E in tutto questo orizzonte desolato e tragicomico, il
grande escluso resta il corpo, quella cosa che un tempo
ebbe così tanto successo e valore, che fu sede
prediletta di emozioni e passioni, oggi passato di moda,
indesiderato, presenza scomoda e malfidata, come un
oggetto di antiquariato che male si coniuga con le
attuali passioni virtuali e ipocondriache. Dopo questo
medioevo tecnologico e apatico, attendiamo con urgenza
un rinascimento che riporti il corpo al suo posto
naturale, e dunque d’onore, lontano dai calcoli
matematici delle calorie e dei centimetri, lontano dalle
fobie da contatto emotivo.
Matteo Mugnani
