Finalmente il mio dolore posso raccontarlo!
Se
dovessi ricollocare ad una data precisa l’inizio della
malattia sarei in seria difficoltà.
La mia infanzia è costellata di ricordi riguardanti un
rapporto molto contradditorio con il cibo: desiderato e
odiato. Ricordo nitidamente una Benedetta bambina che
guardava il proprio pacchettino di cracker, invidiando gli
amichetti che avevano le merendine.. o la tanto desiderata
Nutella, una sola volta alla settimana, una dose sempre ben
controllata... il cibo considerato “stravizio” era nascosto,
inteso come una gratificazione, che mi veniva concesso solo
a certe condizioni.
Come poteva essere diverso?
Entrambi i miei genitori hanno in primis un rapporto malsano
con il cibo.
Il sintomo anoressico è durato poco..gli anni di restrizione
precedenti mi avevano sfinita a tal punto che non potevo
andare avanti..sentivo una spinta alla trasgressione, e a
divorare quel cibo, quelle emozioni, che mi ero negata..
Sport, dietologi fin dalle elementari, centri di
dimagrimento... e poi il boom della bulimia e del binge, del
cutter.. più il tempo passava più i miei sintomi si facevano
violenti, iniziarono gli “anni yoyo”.. +35kg... -35kg...
sempre questa altalena.. Dimagrivo, e sentivo di avvicinarmi
all’uomo che più di tutti avrei voluto conquistare, mio
padre, mi avrebbe voluto più bene ogni chilo che perdevo,
pensavo, avrei “vinto” io contro quella donna che dovevo
battere, mia madre... Poi però tornavo a rifugiarmi in un
corpo obeso, tentavo, inconsciamente, di salvarmi da questo
meccanismo autodistruttivo. Cutter e grasso, ossa e sudore..
e di nuovo da capo...
Il cutter mi permetteva di sciupare, rovinare, le mie
cicatrici erano un’arma: le contavo, le accarezzavo, le
osservavo fiera di me, di me che sapevo soffrire così bene..
Ognuna era una citazione del mio dolore.. una eccitazione
per il mio sadomasochismo.
Il corpo passa in secondo piano rispetto al trattamento che
esso subisce, la ferita è la cornice.
Crescendo mi sono allineata con quello stile di vita e di
pensiero, il tutto basato su un regime calorico ben
controllato.. tutto controllato e poi non più, la bestialità
della perdita di controllo... condito con un’educazione
sessuale in antitesi: mio padre il “profano”, mia madre il
“sacro”. Crescendo, sono diventata un compromesso tra i due
modelli a cui mi sono aggrappata: nelle azioni ero come mio
padre, libertina e apparentemente senza tabù sessuali, ma
poi, in sostanza, ero come quella donna pura e intoccabile,
guardavo con sufficienza chi era sensibile a quelle
sensazioni, un po’ come un’anoressica che guarda gli altri
mangiare... compatisce e, allo stesso tempo, invidia...
Negli anni ho cercato di trovare luoghi che mi riportassero
a quelle regole che avevo tradito: un collegio femminile,
poi una casa con coinquilini maschi..magari mi avrebbe
toccato nell’orgoglio... ma nulla... l’orgoglio o la forza
di volontà centrano poco quando vuoi solo morire...
Era fortissimo il desiderio di sedurre. Cercavo di
esercitare sull’altro sesso il controllo che non riuscivo
più ad avere verso me stessa. Mi davo facilmente, sebbene mi
raccontassi di essere una “tutta da conquistare”. Quando
c’era la compulsione sessuale non importava chi, non
importava dove, importava che fosse “ora, subito!”.
Inseguivo e pretendevo un sesso animale, violento, durante
il quale godeva sì la mia parte masochista, ma la parte
“delicata”, che avrebbe desiderato coccole e carezze,
restava castrata. Usavo e buttavo via. Il senso poi di
sporcizia, di vuoto, di nulla.
Per anni sono andata avanti così, alternando adrenalina,
alcool, sesso al cibo,vomito, lamette, al mio richiedere
costanti attenzioni tramite la sofferenza... ”se dimostro di
soffrire, di saper soffrire, mi vorranno più bene”, poi
l’astrazione dal reale tramite internet.. un vortice malato
e dai cui non riuscivo ad uscire...
I miei mi hanno portato da vari medici, ma io non ne volevo
sapere, sono stata in cura un anno e mezzo da uno psicologo,
G.N., che mi insegnava a vomitare meglio... poi altri due
terapeuti, ma in me non c’era motivazione, nessuna spinta a
vivere.
A 22 anni ho chiesto, IO, un aiuto... chiesi ai miei
genitori di poter fare un colloquio con ChiaraSole.
Il 25 aprile 2009... ricordo benissimo quel giorno, ricordo
il suo studio, i suoi occhi... solo due persone, nella mia
vita, mi avevano guardata in quel modo, con gli occhi di chi
sa esattamente di cosa sto parlando.. ricordo perfettamente
l’abbraccio di quella donna che oggi mi sta salvando la
vita, giorno dopo giorno.. quell’abbraccio, mi aveva
lasciato la speranza.
Il mio inizio, il 15 giugno 2009.
Inizialmente, sull’onda dell’entusiasmo, mi sono lasciata
invadere dall’onnipotenza che poi si è ben presto dissolta,
lasciando spazio alla violenza dei sintomi e dalla più
totale non lucidità, ebbi varie ricadute alimentari e una di
cutter, la più violenta della mia vita, mi costò 13 punti. E
mi ci sono voluti mesi per capire la gravità del mio gesto.
Posso dire però di aver “cambiato registro” dopo quella
volta.. Ho iniziato a capire, piano piano, cosa volesse dire
la frase
“SE DIMENTICHI IL TUO PASSATO SEI DESTINATO A RIVIVERLO!”
Quando si riesce, con tanto lavoro e impegno, a capire e
svuotare i sintomi del loro significato ci si rende conto
che “non servono più”, si impara a conoscersi, a capirsi e a
rispettarsi. Si riesce ad accettare di essere imperfetti, di
essere “esseri umani”, con punti di forza e debolezze, con
tentazioni e sensazioni.
Oggi, giorno dopo giorno, sto scoprendo chi sono, che cosa
voglio.
Un GRAZIE, che è sempre e comunque insufficiente, a Chiara e
Matteo.
Un GRAZIE alle mie Amiche, compagne di percorso, quella
famiglia che mi sono scelta..
Un Grazie di cuore per tutto quello che lentamente sto
conquistando.
Non rinnego né rimpiango nulla del mio passato, è grazie ad
esso che oggi sono la persona che sono.
Benny
a cura di Benny: Finalmente il mio
dolore posso raccontarlo -

