Giù la maschera!.... LE MASCHERE PROTETTIVE.
Quanto conta poco l’apparenza. Raramente una persona è come
si presenta.
Non riguarda solamente il grande mondo dei disturbi
alimentari, ma ovviamente ora mi soffermerò particolarmente
su questo.
Parlando di me: quando stavo male ero martellata mentalmente
da doveri.
Dovevo essere bravissima in tutto, dovevo dimostrare di
essere forte, non dovevo dimostrare le mie fragilità, le mie
emozioni, dovevo rispettare un ideale di perfezione
inesistente, dovevo primeggiare per affermarmi.
Dovevo insomma. Dovevo, dovevo e dovevo.
Con i tanti “dovevo” che avevo percepito imposti da varie
dinamiche familiari, sentivo che loro si aspettavano questo
da me, che tutto il mondo voleva questo, ebbene a quel punto
non c’era più spazio proprio per la persona più importante e
cioè IO.
E così inconsapevolmente sono stata costretta ad inventarmi
tutta una serie di maschere comode e scomode allo stesso
tempo.
Avevo come un guarda roba di maschere: quella “giusta” per
ogni occasione.
Indossavo il “vestito-maschera” per ogni situazione non
vivendo mai però e non riconoscendomi in nessuna di essa.
Anche per questo a periodi alterni mi sentivo costretta a
chiudermi nel mio mondo di depressione nera, chiudermi in
casa, perché quelle recite dopo un po’ risultavano davvero
insostenibili. Io non sapevo chi ero. Non sapevo Riconoscere
cosa mi piaceva, cosa desideravo fare. L’unica cosa che mi
rimaneva era nascondermi per un po’ e prendere fiato,
anestetizzarmi con i miei sintomi e proteggermi. MI
ribellavo con violenza oppure entravo in letargo.
C’è voluto aiuto, lavoro e tempo per LASCIARE IL DOVER
ESSERE PER L’ESSERE, per comprendermi e conoscermi, per
disintegrare quelle maschere: impostori, ospiti che
fungevano anche da protezione per la mia sensibilità che non
voleva sentire.
ChiaraSole

