ANORESSIA BULIMIA BINGE E… ANNI DI DOLORE PASSATO OGGI TRASFORMATO
Era una Domenica…
nell’ultimo periodo le mie domeniche erano piuttosto uguali, chiusa
in casa, ore e ore davanti alla tv con la compagnia del cibo…
Di solito neanche seguivo ciò che passava in tv, ero più impegnata a
farmi coccolare dal mio sintomo… in quella domenica pomeriggio ci fu
solo una cosa che attirò la mia attenzione, fu un attimo, una
scritta in sovrimpressione, MondoSole!
Il giorno dopo mi rimbombavano in mente due parole, MondoSole e via
Sigismondo, corsi a comprare una mappa della città di Rimini, andai
a cercare quella via e mi trovai di fronte ad un portone di legno,
suonai, la porta si aprì, non sapevo neanche io dove stessi andando,
non ero riuscita a captare niente altro da quella trasmissione, solo
il nome della struttura, salii le scale e mi accolse, in modo molto
caloroso, una ragazza… mi chiese se avevo un appuntamento, ero
frastornata, disorientata, non ebbi neanche il tempo per rispondere
che lei andò a chiamare ChiaraSole.
Uscì una ragazza alta, i capelli lunghi lunghi e due occhi
grandissimi, è stato proprio il suo sguardo ad accogliermi, ancor
prima del saluto. La seguìì e andammo nel suo studio.
mmhh che profumo, quanta luce, quanti
colori….
Iniziammo a parlare, la sentivo molto vicina ma io rimanevo molto
fredda e distaccata, gli accennai il motivo che mi aveva portata li….
un dolore lancinante che mi distruggeva l’anima da anni e che
parlava solo attraverso il cibo…. lei pronunciò una parola che non
avevo mai sentito prima, Binge!!!!
Aveva dato un nome alla mia sofferenza… mi parlo del centro di cura
MondoSole, mi parlò della sua esperienza…e con uno sguardo, sincero
e rassicurante, mi disse che da questo male si può guarire….
Mi mostrò lo spazio dove le persone in cura si ritrovano e dove si
tengono i gruppi… quando la porta scorrevole si aprii mi ritrovai in
un locale altrettanto accogliente, come il suo studio…c era un
gruppetto di ragazze che stava trascorrendo del tempo insieme e
tutte mi salutarono come se fossi una di loro….
A me spaventava l idea di stare con gente che non conoscevo… non
sapevo cosa significasse relazionarsi e il solo pensiero di dovermi
trovare a stare con gli altri mi faceva venire un’angoscia tale ,
infatti le dissi….
“Chiara a me spaventa affrontare tutte quelle ragazze che non
conosco… non so se tornerò…”
Mi spaventavano davvero cosi tanto quelle ragazze che oltretutto si
erano mostrate molto accoglienti nei mie confronti???? o in realtà
ciò che mi faceva paura era altro????
Con il senno del poi ammetto che il mio timore aveva ben altre
fondamenta….
Non volevo abbandonare quel mondo, completamente al di fuori dalla
realtà, in cui vivevo da anni e i cui confini erano fortificati da
forme sintomatiche che mi proteggevano da qualsiasi emozione mi
facesse sentire viva, e mi trasmettevano al contempo un forte
godimento.
Mi dissi che provare non mi sarebbe costato nulla… andai… ricordo
ancora come ero vestita, era marzo, avevo addosso un piumino bianco,
non lo tolsi per tutto il gruppo, avevo bisogno di nascondere il mio
corpo, il brandello del mio dolore… lo sguardo perso… il capo
abbassato… e quando mi sbirciavo attorno e qualcuno incrociava i
miei occhi e mi rivolgeva la parola mi sentivo divampare il fuoco in
viso!
Chiara più volte tentò di spronarmi a parlare ma passarono settimane
prima che riuscissi a condividere con le altre ragazze un po’ del
mio dolore…. ero ermetica ma nello stesso tempo ascoltando le storie
delle mie compagne e riconoscendomi in tanto dolore mi sentivo
scoppiare.
Non ho seguito fin dall’inizio l’ iter che il percorso MondoSole
prevede. All’epoca vivevo in un appartamento universitario, facevo
qualche gruppo, la psicanalisi una volta alla settimana, e intanto a
casa custodivo il mio spazio sintomatico che ritrovavo ogni qual
volta mi ritiravo e grazie al quale potevo mettere a tacere tutto
quel dolore che sentivo montarmi dentro e che non riuscivo a tirare
fuori con le parole.
Pian Piano scelsi con fatica di affidarmi…. e solo da questo momento
iniziò veramente il mio percorso.
Iniziai a vivermi il gruppo a tutto tondo, dai momenti terapeutici,
ai pasti, agli svaghi fino alla convivenza, quando decisi di
trasferirmi in una casa MondoSole.
Il sintomo iniziò a scemare, e quella lucidità che piano piano
riacquistavo era la chiave di volta per potermi leggere dentro, per
capire le ragioni prime di tutta questa sofferenza.
Una madre cupa e fredda nei modi di esprimere il suo amore e severa
nell’educazione dei suoi figli…”darcele di santa ragione “ era
l’arma che utilizzava per educare me e i miei fratelli.
Un padre assente, nella presenza fisica e nell’autorità.
un padre idealizzato e amato si contrapponeva ad un rapporto di
amore ed odio nei confronti di una madre dura e distaccata.
Una ricerca affannosa di amore, come compensazione dei vuoti
affettivi lasciati dai miei genitori.
Amore, che andavo a cercare nel cibo con il quale mi riempivo lo
stomaco fino a scoppiare, Amore che ricercavo in rapporti ossessivi
e simbiotici con ragazzi e amiche…
Avevo bisogno di colmare un buco nero che avevo nella pancia e
contemporaneamente avevo l’esigenza di buttare fuori tanto dolore…
mangiavo e vomitavo.
Avevo bisogno di una presenza maschile di fianco e qual ora la
trovavo, per legarla a me scongiurandone l’allontanamento cedevo in
cambio il mio fisico per soddisfarne ogni suo desiderio sessuale…
bulimia sessuale.
Mi sono illusa di aver amato una persona per due anni, l ho fatta
prigioniero delle mie dinamiche personali, limitando la sua libertà,
non rispettando il suo essere, solamente per soddisfare un mio
bisogno viscerale… quello affettivo… dipendenza affettiva.
Avevo paura di sentire emozioni, sia belle che brutte…. ho
anestetizzato la mia anima, abuso di alcool, cannabis e cibo.
Avevo paura del mio desiderio… i chili in eccesso o in difetto erano
l’abito che usavo per nascondere il mio essere donna negando a me
stessa la mia sessualità.
Il godimento attraverso i sintomi era l’unica forma di piacere che
mi concedevo e che accettavo in quanto non implicava la presenza
dell’Altro.
Mi ero creata un mondo parallelo, imballato in una pellicola
trasparente che nulla lasciava uscire ed niente poteva entrare, un
mondo al confine con la morte, la mia vita stava soffocando.
Non è semplice prendere in mano il dolore, dopo averlo anestetizzato
e vomitato per anni, e guardarlo, sentirlo, viverlo e riuscire a
metabolizzarlo, ovvero accettarlo con consapevolezza.
Ma è da qui che bisogna iniziare, passare, per capire chi siamo e
ricominciare a costruire la nostra vita mattone su mattone pur
riconoscendo che le nostre fondamenta sono fragili e dolorose.
Il percorso verso la guarigione, in quanto tale, è fatto di passaggi
luminosi e gioiosi, di sentieri più oscuri, difficili da
attraversare, si può inciampare in qualche difficoltà e avere una
ricaduta sintomatica, si ritrova la forza per proseguire cosi come
può venire la voglia di abbandonare il cammino e tornare indietro.
Mi sono trovata più di una volta di fronte ad un bivio …. stavo
scegliendo di abbandonare la strada percorsa fino a quel momento pur
di non rinunciare al godimento sintomatico della bulimia sessuale…
Ho stampata nella mente l immagine della mia camera imballata e
delle valige pronte sul ciglio della porta in partenza alla volta
della malattia anziché della vita.
Anche quando si assapora il primo benessere, si tende ad abbassare
la guardia, ci si sente forti, onnipotenti e si rischia di
disorientarsi e di prendere una strada sbagliata, in questo caso fu
la ricomparsa del sintomo come campanello d’allarme, a riportarmi
sulla giusta via.
Il mondo del lavoro è stato un altro ostacolo che ho incontrato
durante il mio tragitto e non è stato semplice superarlo. Per me
significava doversi rapportare con un autorità, ed io come forma di
autorità sopra di me conoscevo solo quella di mia madre, che mi
aveva tanta spaventata fino dall’infanzia.
Lavorare era sinonimo di indipendenza economica, provvedere io
stessa al mio mantenimento voleva dire rinunciare al denaro di mio
padre che per me ha sempre rappresentato il suo modo di dirmi ci
sono e ti voglio bene.
Lavorare significa assumersi delle responsabilità, rispettare orari,
sottostare a comandi…. un insieme di verbi che nel vocabolario che
avevo allora erano sono sostituiti da un unico termine Anarchia.
Questa è la mia storia, questo è il percorso che ho seguito e che
seguo rinnovando di giorno in giorno le tappe da fare gli obbiettivi
da raggiungere…
per me Guarire non è la meta del mio cammino ma Bensì la partenza….HO
SCELTO di guarire e quindi HO SCELTO di intraprendere un percorso
chiamato VITA.
Oggi quando mi presento a qualcuno e pronuncio "piacere Elisa",
sento il valore della mia identità che il nome rappresenta
semplicemente.
Un valore e un identità che ho conosciuto a poco a poco e che oggi
traspare dalla persona che sono.
Un giorno non pensavo di farcela e invece eccomi sono Elisa e ce l
ho fatta.
Sono una persona che riesce a viversi le proprie emozioni, dall'
amore al dolore, che si ascolta e si rispetta, che si vive l’Altro
permettendogli di entrare nella mia vita, ho un lavoro, sto
concludendo gli studi universitari, ho degli obbiettivi futuri, e
non ho paura di guardarmi alle spalle, non ho paura del mio passato,
non voglio dimenticarlo, ma voglio ricordarlo per quanto sia stato
importante per la mia crescita e per quanto possa aiutare chi oggi
soffre e non trova uno spiraglio di luce.
Chiudo con una canzone di Ligabue “La verità è una scelta”, perché
credo che qualora si SCEGLIE di voler guarire, si SCEGLIE di
conoscere la VERITA’ su ciò che siamo e su quelle che sono le nostre
origini e non è sempre un IMPRESA FACILE.
Una volta che si conosce la VERITA’, e allo stesso tempo si conosce
QUANTO E’ PROFONDO IL POZZO si SCEGLIE se vivere alla luce del sole
o nell’oscurità della notte.
Con grande affetto
a tutte le ragazze di MondoSole
di ieri di oggi e a quelle che verranno.
Elisa
leggi anche PAURA... a cura Elisa S.

