Redirect… Chiedo la cortesia di attendere un attimo per essere reindirizzato alla pagina richiesta. Grazie!!!... Campagne di sensibilizzazione e riflessione sociale per disturbi alimentari MondoSole

Campagne di sensibilizzazione e riflessione sociale

 

per disturbi alimentari MondoSole

Via Sigismondo Pandolfo Malatesta, 38 47921
Rimini, Emilia Romagna, Italy
+39 0541 718283
Per informazioni
e appuntamenti
dal Lunedì al Venerdì
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OGNI NOSTRA IMMAGINE, FOTO, CAMPAGNA HA UNA LUNGA STORIA!

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80 persone che conoscono direttamente la sofferenza dei DCA... urlano insieme che si può guarire 


 

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inaspettatamente, ricevo una mail con una foto splendida e pregna di significato nel suo insieme. Sia per la posa della persona, sia perchè la foto stessa è stata realizzata da persone che hanno sofferto tanto, tantissimo nella loro vita.
I loro nomi sono Giulietta e Giusy (che è la ragazza che vedete come soggetto della foto). Fotografia scattata da un grande artista e amico Stefano Martelli blowup.sm, racconta attraverso un’immagina la storia di chi per tanti anni ha vissuto di NON DETTI proprio come inconsciamente impongono le dure leggi dei disturbi alimentari.
Giusy e Giulietta mi hanno inviato un pensiero da allegare: “
Credo che questa foto racchiuda la storia di molte, il non detto e soprattutto la difficoltà "nella libertà di parola" ma per me, sappiamo bene, ha un molteplice significato dovuto al mio sintomo primordiale ovvero la balbuzie.. Non so se può arrivare o no ed è per questo che te la invio, ovvero che se può, mi piacerebbe molto potesse essere usata per sensibilizzare. Dopo che ha scattato questa foto io e la Giulietta ci siamo unite in un'unica riflessione generale : "Non mi sono conosciuta veramente finchè non ho affrontato la rinuncia al silenzio.. La storia non è determinata dalla memoria ma dalla mia parola ".. (L'ultima frase è una citazione di una canzone).. Insomma per me, per noi, è stato un momento importante, spero possa esserlo anche per altri.. Un bacio forte ed a presto!!!Giusy.”
Abbiamo così deciso di italianizzare la campagna canadese in un modo tutto nostro, sperando che possa essere un ulteriore invito alla parola. All’uso della parole nella quotidianità, giorno per giorno, ognuno aiutato da chi ha il vocabolario per comprendere sintomi devastanti come quelli che ben conosciamo.Avanti tutta. ChiaraSole http://www.chiarasole.it/

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Immagine disegnata da Elisabetta F. Produzione Claim.Lab
Anoressia, Binge, Bulimia... I disturbi Alimentari, sono patologie troppo spesso etichettate da stereotipi banali. Questi profondi disagi non hanno etichette prestabilite. Sono imprevedibili. Il peso non è un parametro attendibile per riconoscere chi soffre di questo infinito dolore.
Queste malattie non possono essere etichettate: NON HANNO PESO, NON HANNO SESSO (possono colpire sia donne che uomini), NON HANNO ETA' (dai 4 ai 61 anni -dati istat-), NE IDENTITA' DI GENERE. Sono malattie elastiche da ogni punto di vista: si può parlare di estremo sottopeso, di normopeso così come di grande sovrappeso, ma tutto questo non toglie nè aggiunge niente al fatto che una persona rimane malata. L'avere più carne addosso è sinonimo dell'avere più vita in corpo e questo risulta inaccettabile.
Questa campagna di sensibilizzazione nasce proprio per cercare di far comprendere all'opinione pubblica che cosa sono realmente queste malattie. Chi è malato ed è normopeso si sente dire che probabilmente non sta poi così male e la persona che sta dicendo questa frase non sa che ad ogni episodio sintomatico bulimico (o di binge eating disorder) quella persona mette seriamente a rischio la propria vita. Non solo, quella persona si sente profondamente in colpa, perchè non è riuscita nel suo intento: quello di mostrare all'esterno tutto il suo dolore interiore.
La sofferenza non si può giudicare dalla dimensione del corpo. La sofferenza va rispettata a prescindere dai clichè.
LA SOFFERENZA NON E' OPINABILE!
Con questa campagna noi chiediamo a tutti voi AIUTO.
Vi chiedo di fare il grande sforzo di provare ad andare oltre ai giudizi insensibili su queste patologie che emarginano sempre più chi soffre di questi mali derisi e reputati superficiali.
Aiuto per cercare di capire oltre 3.000.000 di persone che rimangono in silenzio nella loro sofferenza, chiuse in un abisso di vergogna perchè temono di essere giudicate malamente.
Vi chiedo aiuto nel far sentire un po' meno solo chi sta male, meno giudicato, etichettato, sottovalutato! Si tratta di un mondo a parte che ha le sue leggi, che va rispettato e chissà... magari in questo modo quella persona sceglierà di parlare, di smettere di stare in silenzio e chiederà finalmente aiuto!

Grazie per la vostra attenzione!
ChiaraSole Ciavatta

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Gabbia, tunnel, bestia, mostro…Tutti appellativi consoni a descrivere un male massacrante del quale “non si riesce a fare a meno”. La compulsione sintomatica diventa sempre più un bisogno insaziabile. Qualcosa di cui si ha bisogno come e più dell’aria. Qualcosa alla quale non si riesce a dire NO!Non esiste forza di volontà né decisione di fronte a quel bisogno distruttivo, invalidante e che mette a rischio anche la vita.
Un bisogno che porta, a posteriori, sensi di colpa devastanti e che fanno sentire soli, sporchi, non degni di nulla e nessuno! Quel senso di instabilità, la sensazione di non avere la possibilità di decidere, la terribile sensazione di essere totalmente impotenti verso se stessi è indescrivibile.
Il sollievo, paradossalmente, arriva solo nel momento in cui si agguanta quel maledetto cibo. Incredibilmente quella stessa tortura diventa un godimento. Un piacere di cui ci si vergogna e per il quale ci si sente morire ed è proprio quello stesso godimento che porta alla dipendenza sintomatica.
Per questo “UN PIACERE CHE TORTURA” e del quale sembra che non si riesca a fare a meno. Sembra impossibile vivere senza cibo amato e odiato, anzi, fa paura anche solo l’idea, perché per quanto dolorosa quella realtà la si conosce; una vita senza SPAVENTA INCREDIBILMENTE perché si tratta di un cambiamento grande, nuovo! A momenti si vorrebbe un cambiamento totale, a momenti no.
Ma ciò che sembra impossibile è spesso fattibile! Non dall’oggi al domani… non con il “tanto amato” TUTTO E SUBITO, BENSI’ CHIEDENDO AIUTO E PORTANDO AVANTI NEL TEMPO UN PERCORSO IN CUI SI CREDE!
ChiaraSole

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Il Dramma del senso di colpa è qualcosa di davvero struggente. Il senso di colpa della vita è riportato sul cibo.
Terribile, massacrante… una tragedia interiore nera come lo è il dolore di queste malattie.
Si mangia qualcosa e immediatamente quel qualcosa è TROPPO, sempre troppo e quel senso di colpa per quella vita che è entrata nel corpo diventa forte come se fosse entrato un coltello.
Una coltellata nel cuore poi un’altra e un’altra ancora!!!
Mi sento in colpa… MI SENTO IN COLPA… COLPA COLPA COLPA… una parola che rimbomba e fa eco in tutte le persone che soffrono di disturbi alimentari.
I sintomi alimentari (e non solo) sono spesso un modo per non pensare ad altro… per non pensare al dolore originario.. per soffrire TANTISSIMO del sintomo stesso: IL CIBO è TROPPO, IL CORPO è TROPPO… IL MIO DOLORE è GRANDE IL MIO CORPO È GRANDE!!!!!!
Le abbuffate sono un grido disperato di dolore, ma anche di vita: in quei momenti la forza di volontà non conta nulla, perché quel cibo serve come l’aria! E ricopre per ognuno milioni di significati che compresi attraverso il proprio percorso di cura.
Ho chiesto all’artista Giulietta Grimaldi di disegnare questa immagine…

Lei è chiunque viva il dramma di cui stiamo parlando durante un momento sintomatico simbolicamente rappresentato….
ChiaraSole

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idea soggetto Elisa (MondoSole) realizzazione disegno Noemi (MondoSole) Postproduzione Claim.Lab

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"non cercare fuori quello che hai dentro, accendi la curiosità di conoscerti!" http://www.chiarasole.it/ MondoSole postproduzione Claim.Lab ....è possibile comprendersi, conoscersi senza cercare costantemente conferme al di fuori di noi, ma sempre essendo aiutati!

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  "far finta di niente significa vivere nel buio!" Chiedi aiuto per comprendere il tuo dolore, ma anche per farlo comprendere agli altri! MondoSole www.chiarasole.it postproduzione Claim.Lab

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anoressia bulimia binge - Malattie che imprigionano la mente, sacrificando il corpo, promettendo miracoli. Campagna di Sensibilizzazione e Riflessione Sociale MondoSole
disegno Noemi Produzione Claim.Lab chiarasole.it

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LA MIA DROGA E' LEGALE OVUNQUE E NECESSARIA. "non scegli di ammalarti, ma puoi scegliere di curarti" Fotografia rielaborata. Campagna di riflessione sociale MondoSole. Postproduzione Claim.Lab

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DCA: DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: DOLORE CHE ANESTETIZZA emozioni belle e brutte. Dolore che trasporta in una reltà alternativa disarmante.

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"Penso dunque sono", è l'espressione con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l'uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante. Ebbene quando si è affetti da dipendenza patologica sembra quasi che la capacità di pensare venga totalmente meno. L’unica assoluta certezza di vita è quella di DIPENDERE.
“DIPENDO, DUNQUE SONO”. Non ci si sente sufficienti a se stessi da talmente tanto tempo da non ricordarselo neanche e, nel momento in cui si avverte il godimento che porta alla dipendenza, si ha la certezza di esistere. Un’esistenza “piacevole” e dolorosa allo stesso tempo, ma comunque un’esistenza viva. Senza dipendenza sembra preclusa la vita stessa e nel pieno sintomatico appare impossibile poter vivere senza la sostanza di turno (cibo, alcol, restrizione alimentare, dipendenza affettiva, bulimia sessuale, autolesionismo, ecc…). La dipendenza, nel bene e nel male, da’ un’identità che ci accompagna costantemente. Una compagnia continua. Abita le nostre giornate, la nostra quotidianità e il pensiero fisso di poterci appropriare dell’oggetto del desiderio tanto amato/odiato, diventa necessario. L'unico obiettivo diventa possedere la cosa o la persona da cui si dipendere, ma chiediamoci come mai, anche quando lo si possiede, o si pensa di possederlo, non si avverte un reale senso di profondo benessere....
Il controllo non esiste, così come non esiste la libertà di scegliere al di fuori delle leggi della dipendenza che è la padrona della nostra vita.
Dipendere da qualcosa o qualcuno significa averne bisogno: non riuscire a vivere senza e cioè basare la propria esistenza non su se stessi ma su qualcos’altro. Tutto questo comporta una falsa crescita, dato che ogni cosa che si vive e si fa è in funzioni di altri o di altro.
Nei disturbi alimentari credo che ognuno di noi abbiamo pensato con terrore all’eventualità di non avere più i tanto odiati sintomi: è un grande paradosso, sintomi incredibilmente dolorosi che portano con loro anche una buona dose di godimento. Ricordo chiaramente il dramma che vivevo anche solo nel pensare di non poter avere il mio rifugio, perché la mia dipendenza alimentare per quanto dolorosa la conoscevo, un mondo e una vita senza, mi terrorizzava, dato che non la conoscevo affatto e non avevo gli strumenti per accoglierla.
Non potevo immaginare qualcosa che non conoscevo e non potevo neanche immaginare che tutta quella novità, quella crescita interiore e personale, sarebbe arrivata nel tempo: un passo alla vola attraverso un lavoro interiore che mi avrebbe fatto comprendere profondamente perché avevo così tanto bisogno di dipendere da tutto e da tutti.
Ho compreso che, per svariati motivi, tra cui il mio bisogno di conferme familiari dati i messaggi contraddittori ricevuti, si erano totalmente riversati su tutto quanto era al di fuori di me e quindi ogni approccio che avevo verso la vita era di totale dipendenza… non appena trovavo un qualcosa che ritenevo essere un porto sicuro, non in grado cioè di farmi del male, diventava la mia aria, il mio ossigeno e l’unica cosa per cui vivere! NON ESISTEVA ALTRO! Non esistevo io! L'Altro mi dava la conferma della mia esistenza, perchè io stessa non mi bastavo: io dovevo incorporarlo, io dovevo essere un UNO con l'oggetto sintomatico di turno, con l'oggetto che bramavo in quel momento e dovevo possederlo subito, ORA e poteva trattarsi di cibo oppure di una persona, solo in quel modo mi sentivo completa, perchè come detto tante volte in me era totalizzante il fatto di non sentirmi mai abbastanza e il divorare l'Altro mi assicurava un completamente che in realtà non sarebbe mai avvenuto, perchè quella completezza l'avrei potuta trovare solamente facendo pace con tutti quei traumi che mi avevano portato fino a quel punto!
C’è un’espressione che usiamo spesso a MondoSole ed è quella che è importante imparare a fare baricentro su se stessi. Questa è la prima cosa: comprendere, rielaborare e digerire il proprio passato per vivere il presente e concedersi di costruire il proprio futuro.
Quel baricentro è possibile trovarlo e le dipendenze sono falsi appoggi destinati a svanire.
ChiaraSole 

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Idea soggetto disegno: Maura e Noemi (MondoSole). Disegno realizzato da Noemi (MondoSole). Postproduzione Claim.Lab

Da domani… da domani… da domani basta… DA DOMANI… DA DOMANI!!!!!
Un mantra EMOTIVO rassicurante.
Un mantra assoluto. Una nenia… Una sorta di ninna nanna.
Quel DA DOMANI ha caratterizzato anni della mia vita, come, sono certa, lo è STATO O LO è TUTT’ORA anche per voi.
QUEL MANTRA ASSOLUTO!!!!!
Come se quel “da domani” mentale potesse avere poteri assoluti, infiniti, totali!
Ricordo con tristezza come le mie giornate sintomatiche terminavano con un rassicurante DA DOMANI, pensando che in questo modo tutto potesse terminare in un istante. Come se Lei, la potentissima Lei.. l’altra me, quella che era in me, quella che non volevo e volevo contemporaneamente, potesse scomparire in una notte.
Quel tutto e subito era in quel maledetto amato DA DOMANI.
Una delega del mio prendere atto che dovevo essere io stessa a prenderMI in mano… CON DOLORE, CON FATICA…
Piangendo, urlando… giorno per giorno, un passo alla volta.
Comprendo e accogliendo le emozioni belle e brutte.
DA DOMANI è stata una colonna sonora sperata e sono certa che ogni persona che ha avuto e che vive queste patologie conosce profondamente il senso di questa espressione… che sembrerebbe banale, ma che in realtà, NON LO è AFFATTO, perché racchiude valenze profonde.
Quel DA DOMANI spesso diventa anni e anni di dolore, di malattia con l’illusione di poter fare da soli, senza chiedere aiuto… senza affidarsi a chi può veramente comprendere.
L’illusione di poter controllare un sintomo mortale, distruttivo, devastante, paradossale che cerca di comunicare cose in un linguaggio talmente massacrante che da soli si cercherà ancora e ancora di scappare da se stessi e allora perché non chiedere aiuto SUBITO SENZA ASPETTARE CHE UN DOMANI ILLUSORIO ARRIVII?
ChiaraSole 

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Questa fotografia (e tante altre che custodisco gelosamente) mi è stata donata dalle ragazze che sono in percorso qui a MondoSole. Non so cosa ne pensate voi, ma secondo me esprime MOLTA EMOZIONE e un grande senso di unione. E' vero che è frequente ritrarre le mani, ma questa è una foto vera. Nessuna posa. MANI CHE SI ABBRACCIANO, MANI CHE NEGLI ANNI HANNO FATTO DI TUTTO FACENDOSI SINTOMATICAMENTE DEL MALE E ORA STANNO FATICANDO PER METTERE LE FONDAMENTA DEL LORO BENESSERE!
Si dice sempre che non si riescono a gestire le emozioni... ebbene non ci si riesce proprio perchè non è possibile, le emozioni vanno accolte e per chi ha problematiche profonde come le malattie che ben conosociamo ci vuole del tempo per impararlo.
Ringrazio le ragazze per questa foto, per questa emozione... e, come sempre un abbraccio solidale a tutti e...
AVANTI TUTTA!
ChiaraSole

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Lo speccchio "riflette" come mi sento. ChiaraSole
immagine Tratta dal Flim L'appartamento (The Apartment) è un film del 1960 diretto da Billy Wilder.Considerato uno dei capolavori di Wilder[1], ha vinto 5 premi Oscar, 3 Golden Globe e 3 premi BAFTA, la Coppa Volpi per la miglior attrice (Shirley MacLaine) alla Mostra del cinema di Venezia del 1960, e nel 1994 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Sito Web:
www.chiarasole.it/
www.youtube.com/user/chiarasole1

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idea Vittorio Riguzzi produzione Claim.Lab

La sacralizzazione delle diete

Avete fatto caso che le pubblicità di diete e cibi light usano spessissimo riferimenti religiosi o spirituali ?
Forme che richiamano i simboli sacri, colori tendenti al bianco puro della mistica, nomi esotici provenienti da qualche ashram di meditazione trascendentale, e le migliori tecniche di “marketing del sacro” a creare attorno un senso di pace spirituale, salvifica e resurrezionale, che avvicina il bramato cibo light all’ostia sacra dei cristiani o all’agnello redentore. Affascinante processo di empirizzazione del sacro, di distillazione enogastronomica del cibo depurativo che toglie i peccati del mondo meglio di un lassativo. Se l’ostia si limita a purificare una eventuale colpa già commessa, i nuovi additivi magici che riempiono le farmacie riescono invece a “prevenire” la colpa e il peccato, impedendo l’assorbimento dei grassi o degli zuccheri, come una vera propria immunità contro il peccato di gola commesso a posteriori, per un cibo che passa nell’intestino senza sporcare la fedina morale del peccatore gastrico. Mito potentissimo, a cui nemmeno gli antichi greci avevano pensato, il peccato che non corrompe, il cibo che non fa ingrassare, il dolce per il diabetico, il ragù che non macchia la tovaglia della nonna. Ma ancora oltre: il cibo che fa dimagrire mentre lo mangi, bruciando calorie o ingabbiando i grassi in una specie di esorcismo pre-digestivo. Miracolo moderno di un redentore chimico che ha come profeti e messia delle ragazzine photoshoppate e sorridenti che si affacciano dal televisore 3D subito prima del telegiornale per diffondere ai fedeli la sacra gasto-profezia della nuova dieta detox.
Prendete e mangiatene tutti, questo è il pane quotidiano senza carboidrati, offerto per voi e per tutti dallo sponsor della trasmissione, per la prevenzione dei vostri futuri peccati di gola. Dietoressia: L'ossessione dietologica nella generazione 0% scritto dal Dott. Matteo Mugnani

La sacralizzazione delle diete (parte 2)

Evviva, gioite, rallegratevi, esultate, osanna.
La fine della vostra battaglia quotidiana con le calorie è finalmente arrivata.
Dall’America, paese notoriamente esportatore di sintomi.
Si chiama “Enviga”, e ha la forma rassicurante di una comune lattina di bevanda gassata.
Il gusto è a scelta: te verde, fragola o pesca.
La magia sta tutta nell’effetto calorico negativo.
Senti come suona bene: effetto calorico negativo.
Negativo perché, come promette l’azzeccatissima pubblicità, quando la bevi, anziché introdurre calorie nel corpo, ne bruci 100.
Più precisamente, ogni lattina ne brucia 33, ma siccome la pubblicità mostra 3 lettine da 33 cl, il messaggio è che “ogni 3 lattine, bruci 100 calorie.
Magia, sim sala bin, Eureka, Miracolo !!!
Ma come è possibile? Come fa? Quale misteriosa alchimia?
Semplicissimo: contiene caffeina. Come tutte le altre bevande già in commercio.
Neanche tanta, 100 mg a lattina, come un caffè americano o una Red Bull.
Contiene caffeina che accelera il metabolismo corporeo e di conseguenza, almeno in teoria, produce un maggior consumo di calorie. Detto anche effetto termo-genico. Fa accelerare le funzioni fisiologiche: il battito cardiaco, la temperatura, la respirazione, la sudorazione, e questo fa bruciare qualche spicciolo di caloria.
Più precisamente, Enviga ha 5 calorie per lattina, e la “promessa” pubblicitaria, al netto degli asterischi, è di bruciare da 60 a 100 calorie per ogni 3 lattine bevute.
Calcolatrice alla mano: 60 (calorie) diviso 3 (lattine) fa 20 (calorie idealmente bruciate per lattina).
E 20 (calorie bruciate per lattina) meno le 5 calorie contenute in Enviga fa 15.
Dunque 15 calorie ipoteticamente bruciate, o meglio fatte bruciare al corpo, per ogni lattina.
Non è dato sapere se l’effetto è garantito sulla singola lattina o solo dopo averne bevute 3.
Che comunque farebbe 15 per 3 = 45 calorie bruciate idealmente dopo aver bevuto 3 lattine e speso quasi 5 dollari. Lo stesso effetto di una rampa di scale. In discesa. Che peraltro è gratis e non fa venire né il mal di pancia né tutti gli altri effetti collaterali tipici delle bibite gassate, che per eleganza non cito.
Dunque tutta la magia è racchiusa nel claim, nello slogan pubblicitario: azzeccato, seducente, attualissimo, polaroid impietosa della società contemporanea, delle sue ossessioni più diffuse e della sua attesa messianica di una soluzione tecnica miracolosa. "L'alzati e cammina" di cristiana memoria cede dunque il testimone al più rassicurante "mangia e dimagrisci", che soddisfa contemporaneamente le esigenze del mercato economico e del narcisismo estetico.
Ma se non vi piacciono le bibite gassate, non preoccupatevi, c’è sempre una seconda soluzione, almeno se siete donne o travestiti: il rossetto “slenderize” di Sephora, un lucidalabbra glamour che promette di far dimagrire grazie all’estratto di “garcinia cambogiana”, una pianta tropicale che inibirebbe l’assorbimento di zuccheri.
Insomma la morale è evidente: siamo già proiettati nella nuova era post-dietologica: il cibo che fa dimagrire, per di più saggiamente esportato anche su generi di consumo extra-alimentari come i rossetti. C’è da scommettere che entro breve lo stesso effetto sarà esportato su creme dopobarba, saponette, shampoo, scarpe, guanti, cuffie stereo, occhiali, computer, o chissà che altro.
E in tutto questo orizzonte desolato e tragicomico, il grande escluso resta il corpo, quella cosa che un tempo ebbe così tanto successo e valore, che fu sede prediletta di emozioni e passioni, oggi passato di moda, indesiderato, presenza scomoda e malfidata, come un oggetto di antiquariato che male si coniuga con le attuali passioni virtuali e ipocondriache. Dopo questo medioevo tecnologico e apatico, attendiamo con urgenza un rinascimento che riporti il corpo al suo posto naturale, e dunque d’onore, lontano dai calcoli matematici delle calorie e dei centimetri, lontano dalle fobie da contatto emotivo.

Matteo Mugnani Dietoressia: L'ossessione dietologica nella generazione 0% scritto dal Dott. Matteo Mugnani

GENERAZIONE 0%(produzione immagine Claim.Lab)
riflessione articolo: Generazione 0 %
Ogni generazione ha i suoi simboli e le sue parole d’ordine: Trash, Pulp, Grunge, Mods, New Age, ecc. La nostra, quella dei nostri adolescenti, confusi e storditi, è sottomessa alla parola “ZERO”.
A ben vedere non è un numero perché è la negazione dei numeri, è la loro assenza, e non è una parola perché indica una mancanza, una sottrazione, e dunque non indica e non significa, se non per sottrazione. E’ l’emblema del rifiuto, la reazione all’identità che il consumismo (alimentare e non) ci offre, all’esser nati con la missione precisa di mangiare tutto ma senza prendere peso, inseguendo l’illusione anoressica di non mangiare mai più nulla.
Dolcificanti, bevande gassate, e taglie di abiti, tutti contrassegnati dal nome commerciale “zero”.
Leggo la lista degli ingredienti di un cibo qualsiasi, e paradossalmente è la lista degli “ingredienti assenti”: sono elencate le cose che “mancano”, che sono state “tolte”: zero zuccheri, zero grassi, zero calorie, zero carboidrati. Dunque “zero passione”, zero pulsione di vita.
Una generazione che passerà alla storia che ciò che “non” ha mangiato, per le calorie che ha evitato, ma più a monte per le emozioni che ha evitato. E tutta la gente contenta, in estasi per uno zero in più, per un’assenza certificata, compra e consuma attratta dallo zero come fosse una stella cometa che indica l’avvento un nuovo redentore che toglie i peccati del mondo. Anche se solo peccati di gola. Come andare in un ristorante e sul menù trovare l’elenco solo dei cibi che non sono disponibili, o che sono esauriti.
“Cameriere, avete l’aragosta oggi?”
“Certo, abbiamo una magnifica aragosta Zero, senza grassi, né calorie, accompagnata con una maionese Zero fatta senza uova e senza olio”
Come guardarci nello specchio, e gioire per ciò che manca, che siano chili o sorrisi.
Non si gioisce più per le conquiste, ma per le perdite.
E le identità costruibili a partire da questa piattaforma concettuale seguono lo stesso principio: Zero, gusci vuoti ma placcati d’oro. Ovviamente oro Zero, senza carati.

Dott. Matteo Mugnani Dietoressia: L'ossessione dietologica nella generazione 0% scritto dal Dott. Matteo Mugnani

 

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