La sacralizzazione delle
diete
Avete fatto caso che le pubblicità di
diete e cibi light usano spessissimo riferimenti religiosi o
spirituali ?
Forme che richiamano i simboli sacri, colori tendenti al
bianco puro della mistica, nomi esotici provenienti da
qualche ashram di meditazione trascendentale, e le migliori
tecniche di “marketing del sacro” a creare attorno un senso
di pace spirituale, salvifica e resurrezionale, che avvicina
il bramato cibo light all’ostia sacra dei cristiani o
all’agnello redentore. Affascinante processo di
empirizzazione del sacro, di distillazione enogastronomica
del cibo depurativo che toglie i peccati del mondo meglio di
un lassativo. Se l’ostia si limita a purificare una
eventuale colpa già commessa, i nuovi additivi magici che
riempiono le farmacie riescono invece a “prevenire” la colpa
e il peccato, impedendo l’assorbimento dei grassi o degli
zuccheri, come una vera propria immunità contro il peccato
di gola commesso a posteriori, per un cibo che passa
nell’intestino senza sporcare la fedina morale del peccatore
gastrico. Mito potentissimo, a cui nemmeno gli antichi greci
avevano pensato, il peccato che non corrompe, il cibo che
non fa ingrassare, il dolce per il diabetico, il ragù che
non macchia la tovaglia della nonna. Ma ancora oltre: il
cibo che fa dimagrire mentre lo mangi, bruciando calorie o
ingabbiando i grassi in una specie di esorcismo
pre-digestivo. Miracolo moderno di un redentore chimico che
ha come profeti e messia delle ragazzine photoshoppate e
sorridenti che si affacciano dal televisore 3D subito prima
del telegiornale per diffondere ai fedeli la sacra
gasto-profezia della nuova dieta detox.
Prendete e mangiatene tutti, questo è il pane quotidiano
senza carboidrati, offerto per voi e per tutti dallo sponsor
della trasmissione, per la prevenzione dei vostri futuri
peccati di gola.
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