NON SONO (NON MI SENTO) MAI ABBASTANZA a cura di Benedetta
Ho chiesto a Benedetta la cortesia di scrivere una
riflessione dal titolo NON MI SENTO MAI ABBASTANZA. Penso
sia una delle innumerevoli sensazioni provate da tutte le
persone affette da queste terribili patologie.
La devastante e profonda idea di non ESSERE ABBASTANZA, DI
NON BASTARE COSI’ COME SI E’ DAVANTI A QUALSIASI SITUAZIONE.
Il sentire dentro di non valere abbastanza e da qui l’aver
bisogno di tanti espedienti sintomatici che portano a
cambiare forzatamente.
Quindi passo la parola a Benedetta e a tutto voi... che possa essere uno strumento di riflessione e non solo in questo spazio.
“Non sono abbastanza”, “non sono all’altezza”… quante volte
mi sono ripetuta queste frasi.. non saprei dire un numero..
Generalmente all’inizio della malattia cominciamo a sentirci
troppo ingombranti, a sentirci un peso, iniziamo a vedere in
quel corpo riflesso nello specchio l’orrore, a vederne i
difetti, spesso anche quelli che non ci sono, ogni minima
cosa diventa immensa, non siamo consapevoli che “quel corpo
grasso e deforme” che vediamo altro non è che la nostra
percezione esterna del grande dolore che ci portiamo dentro.
Si inizia con il voler perdere TOT e ci poniamo l’obiettivo:
“quando avrò la taglia X sarò felice”.. arriviamo a quella
taglia X e … pluff…
ecco che non è tutta quella meraviglia che aspettavamo..
“solo un altro chiletto”.. Non ci sentiamo mai abbastanza,
non sentiamo mai altro che un peso insostenibile. Quella
sensazione di mancanza non ci abbandona mai e vogliamo
essere di meno, di meno , di meno.. l’obiettivo è sparire,
diventare invisibile, come se quel dolore poi non potesse
vederci più. Ogni evento di vita che va storto (nella vita
“”””normale””””” non va sempre tutto bene, anche se nel
nostro immaginario pensiamo che le sfighe siano solo le
nostre) è un alibi in più per darci delle colpe, per dire
che non siamo state abbastanza brave, soffriamo, ma godiamo
della nostra sofferenza, dell’autocommiserazione. Se ci fanno
un complimento non riusciamo ad accettarlo, a credere che
sia vero, ma se ci offendono.. ci crediamo subito, è più
facile credere alle offese, confermano l’ idea che abbiamo
di noi stesse, di non essere abbastanza, mai. L’ago della
bilancia definisce la nostra autostima, così come il
giudizio di chiunque che noi interpretiamo sempre a nostro
piacere,
"strumentalizziamo" ogni sillaba, ogni grammo che pesiamo.
Nella nostra "onnipotenza" c’è il grande paradosso del
sentirsi tutto e allo stesso tempo nulla, abbiamo un ideale
da raggiungere… ma a quale prezzo? Mi sono resa conto che in
qualche modo sono stati i numeri a definirmi impropriamente:
i grammi, i chili, i voti a scuole! Ho inconsapevolmente
chiesto a loro una definizione! Cercare una perfezione
immobile che è quella dei numeri significa non guardarsi
davvero dentro! Ho faticato non poco a comprenderlo!
Accogliere i propri limiti di essere umani, cercare di
capire le ragioni che ci hanno portato a soffrire così
tanto, chiedendo aiuto,
rappresentano i primi passi per la libertà, per sentirsi
finalmente BENE, non “in più”, ma libere di vivere a pieno
ogni emozione.
Che
ne pensate?
Benedetta

